ALMA Acoustic: “Vogliamo che le persone accendano la loro lampadina più spesso”

Con BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI., gli ALMA Acoustic continuano a costruire un percorso musicale in cui ironia e riflessione convivono senza mai annullarsi a vicenda. Dietro una scrittura apparentemente leggera si nascondono domande tutt’altro che semplici: quanto siamo davvero liberi di scegliere, quanto siamo condizionati dalle aspettative e dalle abitudini, e quanto spesso abbiamo bisogno di una maschera per riuscire a dire ciò che pensiamo davvero? Nel loro nuovo disco la band affronta questi temi senza mai trasformarli in una predica, preferendo lasciare spazio al dubbio, alla curiosità e a quella “lampadina” che si accende quando decidiamo di fermarci a pensare. Abbiamo parlato con loro di ironia come forma di resistenza, compromessi musicali, bisogno di autenticità e del desiderio di continuare a dire le cose, anche quando sarebbe più semplice lasciarle passare.

1. Nei vostri brani c’è spesso qualcosa di apparentemente leggero che, a guardarlo meglio, nasconde una crepa: una malinconia, una paura, perfino il pensiero della morte. Quanto vi interessa raccontare le cose serie senza trattarle necessariamente con serietà?

Esatto è proprio quello che facciamo, raccontiamo le verità della vita quotidiana, rendendole più accessibili attraverso uno sguardo ironico, pensiamo che sia il modo più semplice perchè i messaggi arrivino alle persone colpendole e non attraversandole senza lasciare nulla. Affrontare diversamente certi temi lo farebbe sembrare una predica dall’alto, una predica che nessuno di noi può probabilmente permettersi di fare. Noi non vogliamo e non possiamo insegnare nulla a nessuno, cerchiamo solo di scaturire un pensiero critico nelle persone perchè inizi a fare scelte consapevoli.

2. In BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. sembra esserci una continua tensione tra il desiderio di stare dentro la vita e quello di prenderne le distanze, quasi osservandola da fuori. È una contraddizione che sentite anche personalmente o è qualcosa che nasce soprattutto nel momento in cui scrivete?

Tutti chi più e chi meno, viviamo contraddizioni, a volte inconsapevolmente a causa della dissonanza cognitiva. Come tutti viviamo questi tempi di contraddizione, ma con la differenza che abbiamo una specie di motorino interno che prima di dire o fare qualsiasi cosa, inizia a girare, è come la dinamo di una bicicletta, accendiamo la lampadina e ragioniamo su cosa davvero vogliamo fare o dire e solo dopo lo palesiamo. Ecco noi vorremmo che tutte le persone pedalassero per accendere la loro lampadina più spesso.

3. Avete mai avuto la sensazione che l’ironia sia diventata anche una sorta di protezione? Cioè: quanto è più facile dire qualcosa di profondamente personale facendo ridere, invece di esporsi davvero e dirlo senza nessuna maschera?

In alcuni casi l’ironia è una pillola analgesica naturale, questo è vero, può aiutare a guarire i dolori della vita provando meno dolore, in qualche modo ad accettare più facilmente i momenti difficili… e cosa c’è di male in questo? È uno strumento che abbiamo a disposizione per vivere meglio l’unica vita che abbiamo, usiamolo, fidatevi, si vive molto meglio.

4. In molti vostri brani sembra esserci una domanda implicita: quanto siamo davvero capaci di scegliere la nostra vita e quanto invece ci limitiamo a seguire abitudini, aspettative e copioni già scritti? Voi, oggi, da cosa sentite di essere ancora condizionati?

Avete centrato il tema portante di gran parte del nostro lavoro, per rispondere mi concentrerei sull’aspetto band e non su quello personale di ogni componente. Ci piacerebbe poter dire di ritenerci liberi, ma dobbiamo ammettere che in campo musicale, si deve scendere a compromessi, soprattutto quando si è piccoli e non si ha molta esposizione… vuoi portare il tuo messaggio? Che raggiunga più persone possibili? Avere la possibilità che una radio te lo passi? Beh devi stare in tre minuti… l’intro del brano è troppo lunga, il ritornello deve arrivare prima, deve colpire, devi metterci gli hook… a quel punto cosa fai? Per noi è importante portare i nostri contenuti a più persone possibili, quindi accetti il compromesso e poi magari però nell’album ci infili anche brani da oltre 6 minuti 🙂 Giusto per dirne una 🙂

5. In un momento in cui sembra esserci una forte spinta verso l’immagine, la definizione immediata di un’identità e la necessità di essere riconoscibili, voi sembrate muovervi nella direzione opposta. Quanto è importante, per gli ALMA Acoustic, lasciare che alcune cose rimangano ambigue, imperfette o persino irrisolte?

“Arturo” è il nostro gatto… vaga per i cortili scoprendo i segreti e guardando dietro quelle apparenze, ci è piaciuto molto dare voce al “dietro le quinte” in questo brano, siamo stanchi di dover vivere in un mondo in cui bisogna continuamente performare, essere al massimo, mostrarsi al massimo… come diciamo anche nel nostro brano “Dejavù”: vogliamo anche sbagliare, chiedere un nome e dimenticarlo… perché se tutti siamo perfetti, se tutti facciamo le stesse cose e diciamo le stesse cose, allora saremo tutti uguali e perderemo l’unica cosa che è la vera ricchezza, la diversità… quanto è bella la curiosità che nasce quando ci troviamo di fronte qualcosa di diverso? Come “un tramonto diverso ogni sera”.

6. Se un giorno doveste riascoltare questo disco molto lontano da oggi, quale parte della vostra vita sperate di riconoscervi dentro? E, soprattutto, c’è qualcosa che sperate di non riconoscere più?

Purtroppo è una domanda alla quale potremo rispondere solo in un tempo molto lontano da oggi. Però l’augurio che ci facciamo è che ci sia sempre e comunque qualcuno che dica le cose.

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