Ci sono dischi che cercano una definizione e altri che sembrano nascere proprio per renderla impossibile. L’esordio omonimo degli Hibaku Jumoku appartiene decisamente alla seconda categoria: parte dal jazz, ma lo utilizza come punto di partenza per muoversi verso psichedelia, elettronica, punk, groove afro e suggestioni mediterranee.
A rendere ancora più particolare il progetto è la formazione: Paolo Inserra alla batteria, Antonio Gallucci al sax tenore e Francesco Bucci al basso tuba. La scelta di quest’ultimo al posto del contrabbasso non è una semplice curiosità, perché modifica concretamente il peso del trio. Il basso tuba costruisce una base profonda e fisica, mentre sax e batteria possono muoversi con grande libertà, passando dalla melodia all’improvvisazione e dalla tensione al groove.
Il risultato è un disco molto fisico, ma anche imprevedibile. Gli strumenti non sembrano semplicemente occupare il proprio spazio: si rincorrono, si sovrappongono e si trasformano continuamente. Un passaggio può partire da una struttura jazzistica e finire altrove, magari dentro una dimensione più ruvida o psichedelica. È proprio questa instabilità a rendere l’ascolto interessante: gli Hibaku Jumoku non sembrano avere bisogno di scegliere una sola direzione.
E forse è questo il punto più riuscito dell’album. Non c’è la necessità di dimostrare quanto possa essere “contaminato” il jazz contemporaneo, ma la volontà di costruire un linguaggio autonomo partendo da tre strumenti tutt’altro che convenzionali. “Hibaku Jumoku” è un viaggio che procede per deviazioni, senza mai perdere il proprio centro, e che trova nella difficoltà di essere classificato la sua identità più forte. Un esordio che si distingue nettamente nel panorama del jazz sperimentale veneto.
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Francesco Bucci: basso tuba, fx (Ottone Pesante, Zobibor)
Paolo Inserra: batteria (Baustelle, Uppertones, Giuliano Palma)
Antonio Gallucci: sax tenore, fx (Vertical, Stellari)
BIO:
Nato a Vicenza da un’idea del batterista Paolo Inserra, Hibaku Jumoku è un trio che reimmagina la formula del piano-less jazz contemporaneo sostituendo il basso con il basso tuba, creando un suono che unisce nu jazz londinese, energia punk, radici afro e una sensibilità mediterranea. Una miscela diretta, fisica, che vive a metà fra jazz e rock, in un vero e proprio crossover jazz-rock.
Il nome del gruppo deriva dal termine giapponese che indica gli alberi sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima: simboli di resistenza e resilienza. Una metafora che il trio abbraccia per raccontare il coraggio di proporre musica nuova, libera da cliché e da etichette, in un panorama sempre più complesso per chi crea.
La formazione vede Paolo Inserra alla batteria, Antonio Gallucci al sax tenore e Francesco Bucci al basso tuba. I fiati sono potenziati da elettronica, pedali ed effetti, che ampliano la tavolozza timbrica e spingono il trio verso territori ipnotici e pulsanti. Pur provenendo da percorsi differenti, i tre musicisti condividono un’attitudine comune: una ricerca sonora coerente, personale, che mette al centro groove ostinati, interplay e un’estetica ruvida ma profondamente espressiva.
Dopo un anno e mezzo di lavoro sul repertorio, il trio ha portato la propria musica in una ventina di concerti nei club del Nord Italia, costruendo un’identità live intensa e coinvolgente. Con l’uscita del primo album per Record-Y, Hibaku Jumoku guarda ora oltre i confini nazionali, con il desiderio di portare il proprio sound ovunque, anche all’estero, pur consapevole delle sfide del settore. Parallelamente, il trio è già al lavoro su nuovi brani che daranno vita al prossimo capitolo discografico.
https://www.instagram.com/hibaku_ju
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