Quindici anni trascorsi tra Berlino, Paesi Bassi e Barcellona, il ritorno a Palermo, il passaggio dall’inglese all’italiano e al siciliano e una scrittura che sembra trovare proprio nell’instabilità la propria cifra più riconoscibile. Il percorso di Angelo Romano è difficile da racchiudere dentro un’unica definizione, ed è forse proprio questa impossibilità a renderlo interessante.
Con “Zig Zag Žižek”, scritto e registrato a Berlino e in uscita l’11 settembre per Believe Music Italy, Romano inaugura una nuova fase del proprio percorso: il rock e il lo-fi tornano a dialogare con una scrittura ironica, surreale e attraversata da riferimenti filosofici, mentre l’inglese torna a essere la lingua principale. Il brano anticipa “The Dog Is Dead”, album atteso nel 2027 e destinato a proseguire questa nuova direzione.
Ma dietro le diverse lingue, città e forme musicali c’è soprattutto una ricerca sull’identità e sul modo in cui lo sguardo cambia insieme alle esperienze. In questa intervista Angelo Romano racconta cosa resta quando tutto il resto si trasforma, il rapporto tra istinto e controllo nella scrittura, il ruolo dell’ironia, la distanza dalla propria terra e quella particolare libertà che può nascere dal non sentirsi costretti ad avere un’identità sola.
1. Hai attraversato lingue, città e forme musicali molto diverse. Che cosa è rimasto invariato, invece, nel tuo modo di scrivere e di guardare il mondo?
Intanto buongiorno e grazie per l’intervista! Come canta Dimartino, “non siamo gli alberi”, e quello che rimane invariato in me è essenzialmente lo sguardo sul mondo. Ma quello che sta dietro gli occhi, quello che ti dà la voglia di scrivere del mondo e le parole giuste, beh, quello cambia col tempo, con le esperienze e con i luoghi e le persone che si incontrano nel viaggio. Quindi sì, la mia scrittura si è evoluta molto con gli anni, ed è giusto così.
2. Nel tuo percorso convivono un forte controllo sulla produzione e una componente molto istintiva nella scrittura. Come si trova l’equilibrio tra controllo e abbandono quando nasce una canzone?
Come cantautore ritengo indispensabile che la mia arte sia quanto più vicina a ciò che sono e a ciò che cerco di condividere col mondo. La scrittura “istintiva”, se così la si può definire, non è altro che una conseguenza. I miei pezzi di solito nascono in maniera caotica e quasi mai a tavolino; sta poi a chi le scrive il compito di porle dentro una struttura in cui possono vivere di vita propria senza diventare rumore di sottofondo.
3. In “Zig Zag Žižek” utilizzi l’ironia per affrontare temi che hanno anche una dimensione filosofica e personale. Quanto può essere più sincera l’ironia rispetto a un discorso dichiaratamente serio?
Sinceramente, la serietà a tutti i costi non mi è mai davvero appartenuta. Ci sono contesti e momenti in cui la serietà è, o almeno ci si aspetterebbe sia, necessaria (penso alla situazione politica internazionale attuale ad esempio), e momenti e contesti in cui è opportuno avere un approccio più scanzonato. Un Rino Gaetano, per fare un nome a caso, riusciva a esprimere critiche anche dure pur mantenendo un approccio molto divertito e senza mai prendersi troppo sul serio. Viva l’ironia, insomma!
4. Hai vissuto a lungo lontano dalla Sicilia e oggi Palermo è tornata al centro del tuo immaginario. Quanto l’allontanamento ha cambiato il tuo modo di guardare il luogo da cui provieni?
Molto, al punto da farmi spesso sentire straniero nella mia stessa terra. Una cosa che ancora oggi faccio fatica ad accettare, per dire, è quella tendenza molto siciliana a ritenere tutto inevitabile e immarcescibile e, spesso e volentieri, a voltare lo sguardo dall’altra parte invece di affrontare di petto i problemi. Su questo ammetto di essere diventato molto poco siciliano dopo quindici anni all’estero.
5. Dopo aver lavorato molto sull’italiano, sei tornato a confrontarti con l’inglese. Cambia qualcosa nella persona che scrive quando cambia la lingua in cui si esprime?
Molto, moltissimo. L’italiano è una lingua che tendo implicitamente ad associare ai grandi cantautori con cui sono cresciuto e che pertanto affronto con rispetto e circospezione, per non parlare del siciliano poi. Con l’inglese invece non mi pongo questo problema, il che mi permette di scrivere anche cose tra l’assurdo e il nonsense!
6. Ripensando alle diverse fasi della tua carriera, dalla sperimentazione elettronica al cantautorato fino al nuovo percorso, la musica ti ha aiutato a costruire un’identità o a liberarti dalla necessità di averne una?
Non credo di poter dire di avere un’identità unica, e credo che nessuno possa dire di averne solamente una. Citando Walt Whitman, “I contain multitudes”; direi che quella frase da sola spiega tutto.
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Angelo Romano: lead vocals, guitars, bass guitar, keyboards, music box
Francisco Nin: drums
Oliver Hasse: backing vocals
Joana Carvalhas: backing vocals, Portuguese vocals
Usama Siddiq: backing vocals
Recorded in Berlin.
Written and produced by Angelo Romano.
Graphics by Angelo Romano.
Cover art photo: still from the official video by Michael Klich.
BIO:
Angelo Romano è un cantautore e musicista siciliano, attualmente di stanza a Palermo ma con un vissuto di quindici anni all’estero tra Berlino, i Paesi Bassi e Barcellona. Dopo anni di sperimentazione tra progetti di band e performance soliste, in cui folk e punk si mescolano con approcci più tradizionali da cantautore, Romano ha sviluppato uno stile autorale proprio, mischiando inglese, italiano e siciliano in pezzi in bilico tra l’energia cruda, il divertissement e il malinconico. Il suo accento distintivo e la sua presenza scenica si ispirano apertamente ad artisti come Tom Waits, Nick Cave e Rino Gaetano. Nel 2021 ha pubblicato “The New New Normal“, un album nato durante la pandemia, composto e registrato di getto a Berlino, che sviluppa i temi dell’isolamento e dei cambiamenti delle società contemporanee. Dopo la parentesi di The Sicilian, un EP che celebra la sua lingua madre, Romano è infine uscito nel 2024 con La Repubblica del Bilocale, in cui, per la prima volta, si cimenta con la lingua italiana in un ritratto caustico e ironico della modernità, che ha ricevuto elogi critici per i suoi testi affilati e l’energia inquieta. Il ritorno discografico di Romano è previsto nel 2027, con “The Dog Is Dead“, il suo primo “album palermitano”, nonché un ritorno in grande stile al rock e alla lingua inglese.
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