Il coraggio del non sembrare nuovi a tutti costi nel nuovo disco degli ALMA Acoustic

La cosa più interessante di BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. forse non è quello che gli ALMA Acoustic raccontano, ma il modo in cui scelgono di farlo. In un momento in cui ogni disco sembra avere bisogno di una precisa dichiarazione d’intenti, di una posa estetica riconoscibile e possibilmente di un linguaggio aggiornato all’ultimo giro di boa dell’indie italiano, la band ticinese sceglie una strada quasi ostinatamente semplice: scrivere canzoni.

È una scelta meno innocente di quanto sembri.

Perché le dieci tracce del secondo album degli ALMA Acoustic parlano di un presente tutt’altro che semplice. Ci sono la velocità, le relazioni, la difficoltà di capirsi, la memoria, la morte, l’ipocrisia, il bisogno di sentirsi ancora parte di qualcosa. Ma invece di trasformare questi temi in un manifesto generazionale, la band li porta dentro situazioni concrete, personaggi, piccoli episodi e immagini. Arturo, con il suo punto di vista felino, è forse l’esempio più evidente: anziché spiegare l’assurdità del comportamento umano, la osserva da fuori.

Questa è una delle qualità migliori del disco: gli ALMA Acoustic non hanno una particolare ansia di sembrare profondi. Anche quando si avvicinano a questioni importanti, lasciano che siano le canzoni a fare il lavoro, concedendosi persino il rischio di essere leggeri. E in una scena musicale nella quale “leggero” viene spesso confuso con “superficiale”, non è una distinzione da poco.

Musicalmente il disco non cerca nemmeno di nascondere le proprie coordinate. Chitarre, melodie immediate, arrangiamenti pop-rock e una scrittura che conserva un rapporto evidente con la tradizione cantautorale italiana costruiscono un suono riconoscibile e, soprattutto, coerente. Il vero cambiamento rispetto al primo album sembra stare meno nella volontà di cambiare pelle che nella solidità con cui la band occupa la propria. La nuova formazione allarga il respiro degli arrangiamenti senza snaturarne l’identità.

Ed è proprio qui che emerge il possibile paradosso degli ALMA Acoustic. BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. parla di un mondo nel quale tutto deve essere continuamente aggiornato, accelerato, ottimizzato, mentre musicalmente non sembra avere alcuna intenzione di adeguarsi a questa necessità. Non rincorre il suono del momento e non sembra interessato a dimostrare di essere contemporaneo attraverso la produzione. Preferisce essere riconoscibile.

A qualcuno potrà sembrare un limite. In alcuni momenti, infatti, questa fedeltà alla forma canzone rischia di diventare prevedibile e certe soluzioni avrebbero potuto essere spinte più lontano. Ma sarebbe altrettanto ingeneroso chiedere agli ALMA Acoustic di diventare qualcosa che non sono. La loro forza sta proprio nella capacità di costruire canzoni accessibili senza trasformarle in prodotti innocui.

Il titolo, alla fine, può essere letto anche in questo modo. BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. sembra il programma perfetto per una società che ha sempre meno tempo per fermarsi a pensare. Gli ALMA Acoustic, però, fanno una cosa apparentemente molto meno ambiziosa e forse per questo più difficile: si siedono, guardano quello che succede e ne scrivono delle canzoni.

Non è rivoluzionario. Non vuole esserlo.

Ed è forse proprio questa la loro forma di disobbedienza.

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