ERBOMB si racconta: tra istinto, rumore e ricerca sonora

Con 3, ERBOMB continua a sviluppare un linguaggio personale e difficilmente classificabile, dove elettronica, tensione cinematografica e frammenti rock convivono dentro strutture fluide e stratificate. Il progetto di Francesco Simula non sembra interessato alla forma più immediata della canzone, ma piuttosto alla creazione di ambienti sonori in continua trasformazione, fatti di richiami interni, contrasti e dettagli che emergono ascolto dopo ascolto. In questa intervista abbiamo parlato proprio della costruzione di 3, del rapporto tra sintesi e sperimentazione, ma anche della necessità di mantenere viva una dimensione istintiva e libera all’interno del processo creativo.

1. In “3” sembra che ogni traccia faccia parte di un unico flusso sonoro, quasi più vicino a un concept che a un semplice EP: quanto è stato importante costruire connessioni nascoste e richiami interni tra i brani?

È stato molto importante, ci sono dei richiami sonori che si ripetono varie volte nell’EP, l’intenzione è stata proprio quella di creare un filo conduttore per unire i brani.


2. Nel disco si sentono suggestioni hard rock e metal filtrate però attraverso elettronica e sperimentazione: ti interessava creare un contrasto preciso tra “peso” sonoro e ricerca più astratta?

Nel lavoro soprattutto di post produzione ho cercato una sorta di bilanciamento fra le diverse sonorità. Non è facile poiché sono ambienti molto diversi, però mi piace pensare che tutto sia amalgamabile nella musica se fatto con il giusto approccio estetico; è facile in questo step cadere nel grottesco o in qualcosa di gratuito. Da poco leggevo nella biografia di Paolo Fresu delle riflessioni relative ai tentativi effettuati da vari esponenti del panorama jazz internazionale verso generi musicali legati alla cultura di un paese.

I risultati sono stati spesso contrastanti e comunque le riflessioni in merito sono interessanti e mi hanno fatto riflettere molto.


3. Hai sempre lavorato molto sulla contaminazione tra fingerstyle, synth, drum machine e tensione cinematografica: senti ancora il bisogno di sorprendere te stesso tecnicamente oppure oggi cerchi soprattutto una coerenza emotiva?

Nessuna delle due, l’unica cosa che cerco di fare con questo progetto è coltivare la mia passione verso la musica nel modo più piacevole possibile.


4. Rispetto a “Mars Roll” e “Stalemate”, “3” sembra un lavoro più compatto e controllato: è cambiato il tuo modo di scrivere oppure semplicemente hai imparato a togliere il superfluo?

La seconda decisamente, sviluppare la sintesi è un processo non facile. Però a volte è bello anche lasciarsi andare completamente accettando quello che viene; mi piace l’aspetto un po’ “punk” di approcciare la musica, mi aiuta a non prendermi troppo sul serio.


5. C’è la sensazione che ERBOMB sia un progetto molto personale, quasi chiuso in un immaginario tutto suo: quando componi pensi mai a come verrà recepita la musica dall’esterno oppure lavori seguendo esclusivamente la tua visione?

È un tema abbastanza delicato che un po’ si allaccia alla domanda precedente poiché molto spesso nel mondo dell’arte, nel momento in cui si decide di creare qualcosa di nuovo, vengono a galla tante emozioni. Penso sia importante per un artista riuscire ad ascoltarle e a tradurle.

Personalmente, come ho scritto poc’anzi, penso unicamente a dare sfogo al mio desiderio creativo, nient’altro.

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