Biguan racconta un’altra provincia possibile nel suo nuovo EP “Ne varrà la pena”

C’è qualcosa di profondamente sincero in Ne varrà la pena: non cerca di impressionare, non rincorre la hit facile e non prova nemmeno a nascondere le proprie fragilità dietro produzioni troppo ingombranti. Biguan costruisce invece un EP che sembra scritto quasi in tempo reale, come se ogni brano fosse il tentativo di mettere ordine a pensieri che continuano a girare in testa anche dopo la fine di una relazione.

Le sei tracce del disco si muovono tutte dentro una stessa atmosfera malinconica e sospesa, ma riescono comunque ad avere sfumature diverse. “Un’altra notte” ha un andamento quasi notturno, costruito su chitarre leggere e synth morbidi che accompagnano una scrittura molto intima, mentre “Il sole e la luna” lavora di più sui contrasti, alternando momenti più aperti ad altri più trattenuti. La title track è probabilmente il cuore emotivo del progetto: qui Biguan mette insieme la componente melodica e quella più vicina al rap parlato in modo naturale, senza forzature.

Dal punto di vista sonoro, il disco trova una dimensione molto precisa: c’è indie pop, c’è rap melodico, ci sono influenze pop punk appena accennate e un gusto per i ritornelli che rimangono in testa senza diventare troppo facili. Le produzioni sono essenziali ma curate, non cercano mai di strafare e lasciano sempre spazio alla voce e ai testi. Anche quando i brani si aprono di più, resta sempre una sensazione di camera da letto, di cuffie, di fine serata.

Ma Ne varrà la pena è anche un racconto di provincia diverso dal solito. Siamo abituati a sentire sempre le stesse immagini, le stesse strade e gli stessi riferimenti legati soprattutto alla provincia romana e alla scena della capitale. Biguan invece porta dentro queste canzoni un’altra provincia, un altro modo di vivere le relazioni, il tempo e la noia, altrettanto reale e altrettanto vero. È una provincia meno raccontata, ma proprio per questo ancora più preziosa, perché riesce a parlare senza filtri e senza folklore.

La cosa migliore del disco, però, è che sembra fatto prima di tutto per sé stesso. Non ha l’urgenza di dimostrare qualcosa agli altri, ma quella di raccontarsi nel modo più diretto possibile. Ed è proprio questa assenza di pose a renderlo credibile fino in fondo.

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Il titolo stesso del progetto racchiude questa tensione: una domanda sospesa che diventa anche un punto di partenza, un modo per dare senso anche ai momenti più difficili. Dal punto di vista sonoro, “Ne varrà la pena” si sviluppa su produzioni curate e coerenti, firmate interamente da Qwite (Lorenzo Bianchi), con la co-produzione di Oz Town (Alberto Mantelli) nella prima traccia. L’immaginario visivo è affidato alla fotografia di Leo Baggio e alle grafiche di Maxim Kotov e Alessandro Pelosi. Con questo EP, Biguan conferma la sua capacità di raccontare senza filtri la propria interiorità, trasformando esperienze personali in un percorso condivisibile, in cui è facile riconoscersi. Un lavoro che non cerca risposte definitive, ma invita ad attraversare le domande fino in fondo.

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