EMIT – “Kissland”: un diario sonoro di emozioni intime e sospese

Con Kissland, EMIT – l’alter ego musicale del cantautore lodigiano Emanuele Conte – firma un disco che sembra più un diario intimo che una semplice raccolta di canzoni. Il progetto, uscito venerdì 27 marzo 2026 e distribuito da Believe Music Italy, si apre con un’atmosfera di rara vulnerabilità: il singolo Prayer in Sam, pubblicato prima dell’album, è una sorta di preghiera laica e sussurrata che introduce il nucleo emotivo del lavoro e anticipa quello che ascolteremo nei brani successivi. 

Kissland è un viaggio attraverso paure, affetti e legami raccontati con una sensibilità che evita il grande gesto melodico a favore di una scrittura sottile e profondamente personale. Le tracce esplorano diverse forme di amore e ricordo, costruendo paesaggi sonori in cui chi ascolta può trovare il proprio rifugio interiore. Alcuni momenti evocano immagini oniriche e indefinite, altre sezioni si fanno più puntuali ed eloquenti nel raccontare rimpianti e nostalgie: è come attraversare una geografia emotiva fatta di paesaggi interiori piuttosto che luoghi reali. 

Il percorso di Conte, già iniziato con lavori precedenti come vivo e vivo (deluxe), mostra una costante ricerca di equilibrio tra fragilità e immediatezza emotiva. In passato ha esplorato suoni più minimali e acustici, costruendo pezzi avvolgenti che univano una scrittura cantautorale accattivante a arrangiamenti essenziali. Quell’approccio – insieme all’esperienza dal vivo e all’intensa attività come musicista e performer – ha preparato il terreno per Kissland, dove le canzoni si allungano e si stratificano per ampliare lo spettro delle sensazioni raccontate. 

In Kissland, chaque traccia sembra pensata per creare una connessione diretta con l’ascoltatore piuttosto che per affermare un singolo “hit”. La produzione privilegia una sensibilità “di confine”: voce e strumenti sono spesso sussurrati, come se volessero avvicinarsi all’orecchio di chi ascolta piuttosto che dominarlo. Questo crea un effetto di intimità rara, dove le parole e i suoni sembrano fatti apposta per risuonare nella memoria personale di chi sta ascoltando. 

Il risultato è un album che non si impone con la forza delle melodie immediate, ma conquista per la sua capacità di trasformare introspezione e memoria in un racconto collettivo. Kissland non è solo un progetto da ascoltare, è un’esperienza emotiva da vivere con attenzione, lasciandosi attraversare dalle immagini, dalle paure e dagli affetti che EMIT mette in campo con delicatezza e onestà.

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Il suono di “Kissland” nasce principalmente dall’incontro tra chitarra, drum machine e synth. Il primo dialogo è tra chitarra classica e chitarra acustica, che un po’ si alternano e un po’ si intrecciano. I beat invece sono composti da campioni organici e da una Roland tr-8s. Alcune tracce (“seme”, “ma no”) si arricchiscono sul finale della batteria acustica (di Filippo Cornaglia) dando un’ulteriore apertura e profondità sonora. I synth creano alcuni riff caratteristici, come in “gelato” e “bianco”, o accompagnano il crescendo dei pezzi. Infine sulle frequenze basse ci sono a volte dei synth e altre volte i groove panciuti del basso elettrico di Matteo Giai.

Produzione curata da Andrea De Carlo e Filippo Cornaglia, prevalentemente allo studio Lab10 di Andrea a Torino, ma anche in parte presso lo studio di Filippo a Roma, all’interno del LOA District.

Mixato da Andrea De Carlo allo studio Lab10 di Torino
Master di Giovanni Versari
Foto background su film 35mm: Francesca Veneruso

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