Dall’Italia a ogni luogo possibile: la musica-portatile di Luca Cescotti

Con Mobili Credenze, Luca Cescotti firma un’opera che non si limita a raccogliere canzoni, ma costruisce un paesaggio emotivo e narrativo coerente, capace di restare impresso molto oltre i suoi 25 minuti di durata. Composto da sette tracce — YnalahFuturo SempliceMoscaRespiraNo Tu!RiflessoTejo — il disco si muove tra un pop d’autore attento ai dettagli, atmosfere alternative, suggestioni ambient e spunti più ritmici legati al funk mediterraneo, creando un linguaggio sonoro personale e stratificato. 

Il titolo è la prima dichiarazione d’intenti: “mobili” non come semplice arredo, ma come elementi da spostare, ritrovare e reinventare, e “credenze” come gli stessi valori, convinzioni e pezzi d’identità che un artista si porta dietro nel proprio percorso. In questo senso, i “mobili” diventano metafora di casa e di sé — oggetti da montare e rimontare che consentono di sentirsi a casa ovunque, un’idea particolarmente potente per chi, come Cescotti, ha costruito un percorso artistico lontano dall’Italia, vivendo e lavorando tra diverse città e contesti musicali. 

Luca non canta semplicemente di emotività, la abita: la sua voce, spesso morbida e contenuta, si intreccia con strumenti classici come la viola da gamba — frutto della sua formazione al conservatorio — e con texture elettroniche calibrate. Questo contrasto fra antico e moderno si riflette in brani come Riflesso, il più lungo e meditativo del disco, dove l’ascoltatore viene accompagnato in un dialogo interiore sospeso tra memoria e visione; e Mosca, dal passo più deciso ma sempre meditato, che evoca movimento e trasformazione.  Un elemento distintivo di Mobili Credenze è la sua postura editoriale e artistica radicale: Cescotti ha scelto di non pubblicare il disco su Spotify, una decisione volutamente politica e artistica che sottolinea l’intento di non inseguire l’algoritmo o la facile viralità, ma di chiedere all’ascoltatore un atto di presenza e volontà nell’ascolto

In un periodo in cui la musica tende a frammentarsi in singoli immediati e ritornelli “catchy”, questo album afferma una visione più meditata: un progetto che necessita di tempo, silenzio e attenzione. Qui, ogni traccia è come un “mobile” collocato nello spazio del disco — un’edizione dello spazio stesso, un oggetto che definisce una stanza, la casa musicale di Cescotti. La sua musica non grida per emergere, ma si costruisce lentamente, pezzo dopo pezzo, come un interno domestico che solo alla fine rivela la sua coerenza.  Mobili Credenze è, in definitiva, un album che parla di trasformazione, di spostamenti interiori e tangibili, e della capacità di creare casa — e identità — in qualunque luogo ci si ritrovi. È un disco che non si limita ad essere ascoltato, ma chiede di essere vissuto con cura.

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