Con Corponuovo, G.EM compie un passo che ha il sapore della dichiarazione d’intenti. Non è semplicemente un nuovo capitolo discografico, ma un cambio di pelle consapevole, un disco che lavora sull’idea di trasformazione – fisica, emotiva, sonora – senza mai renderla uno slogan vuoto. Il titolo suggerisce rinascita, ma dentro queste tracce non c’è alcuna leggerezza artificiale: c’è piuttosto il peso delle scelte, la tensione tra ciò che si è stati e ciò che si decide di diventare.
Fin dall’apertura si percepisce una scrittura più centrata, meno dispersiva rispetto al passato. G.EM sembra aver trovato un equilibrio tra immediatezza pop e una ricerca più sottile nelle produzioni. Le strutture sono asciutte, i ritornelli arrivano con naturalezza, ma sotto la superficie si muove un lavoro di cesello sugli arrangiamenti che dà profondità ai brani. L’elettronica non è mai invadente, le linee melodiche restano il cuore pulsante, mentre le ritmiche tengono insieme energia urbana e introspezione.
Il disco scorre con coerenza, evitando l’effetto playlist che spesso affligge le produzioni contemporanee. C’è un filo narrativo che lega i brani, una sensazione di attraversamento: G.EM canta identità, relazioni, spazio personale, ma lo fa senza retorica, lasciando che siano le immagini e certe frasi a colpire di lato. È un pop che non cerca la complessità a tutti i costi, ma nemmeno si accontenta della superficie. Alcuni passaggi sorprendono per vulnerabilità, altri per una sicurezza quasi sfrontata: è proprio in questa alternanza che il disco trova la sua forza.
Se qualcosa distingue Corponuovo è la sua compattezza. Non ci sono riempitivi evidenti, né deviazioni inutili: ogni traccia sembra avere un ruolo preciso nell’economia dell’album. La produzione è pulita, moderna, ma non fredda; lascia respirare la voce, che qui diventa il vero centro emotivo del progetto. G.EM non forza mai l’interpretazione: sceglie piuttosto la misura, la sottrazione, e proprio per questo riesce a essere credibile.
Corponuovo non è un disco che rivoluziona il panorama, ma è un disco che definisce meglio un’artista. Ed è forse questo il suo merito più grande: non l’ambizione di stupire a ogni costo, bensì la volontà di costruire un’identità solida, riconoscibile, in evoluzione. Se questo è il nuovo corpo di G.EM, allora è un corpo che ha imparato a stare in piedi da solo, senza chiedere conferme.
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