Con “Bacco”, in uscita il 19 febbraio 2026, Ale Zuber trasforma quell’odore in musica e costruisce un racconto che vibra tra lavanderie industriali e privé illuminati al neon.
Il protagonista del brano ha due mestieri. Il primo è alla luce del sole: lavora in una tintoria, pulisce abiti macchiati dalle notti degli altri, restituisce ordine e candore a ciò che è stato sporcato. Il secondo è più discreto, quasi sussurrato: ripulisce denaro sporco per chi vive di traffici illegali. Lo chiamano Bacco, come il dio del vino, ma qui non ci sono grappoli d’uva né celebrazioni orgiastiche. C’è un rituale più moderno, fatto di macchine che girano e banconote che cambiano stato.
Ale Zuber entra nel personaggio e ne adotta lo sguardo. Il testo gioca sull’allusione continua tra vestiti sporchi e coscienze sporche, tra tessuti pregiati e mani che contano contanti. È una metafora chiara della nightlife contemporanea: scintillante in superficie, opaca nei meccanismi che la tengono in piedi. “Bacco” diventa così un simbolo della doppia vita, della linea sottile che separa normalità e crimine, routine e rischio.
La scrittura è street, asciutta, visiva. Non cerca redenzione né scandalo. Racconta una fast life dove il lusso è una vetrina e qualcuno, dietro, si occupa di eliminare le macchie. Le immagini scorrono come fotogrammi: vapori caldi, luci stroboscopiche, banconote piegate, camicie bianche che tornano immacolate.
A livello sonoro, il singolo fonde sonorità club e influenze latine in un mix pensato per la pista. Il beat è pulsante, magnetico, costruito per far muovere il dancefloor ma anche per sostenere una narrazione forte. C’è energia, c’è sensualità, c’è quell’impronta internazionale che caratterizza il percorso di Ale Zuber, artista abituato a vivere la notte da protagonista.
Con “Bacco”, Ale Zuber non si limita a consegnare un brano da nightlife. Offre una visione. Un racconto urbano che mette in dialogo glamour e ombra, ritmo e responsabilità. E mentre la folla brinda sotto i neon, la lavatrice continua a girare.
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