Schiuma e l’inizio di un nuovo percorso con “C’est la vie (Susanna)”

“C’est la vie (Susanna)” è una canzone che non chiede permesso. Schiuma la pubblica come primo singolo del suo album d’esordio e sceglie di farlo partendo da sé, dal proprio nome e da una fase di profonda fragilità. Il brano nasce da una crisi identitaria improvvisa e si sviluppa come un atto di fiducia negli altri, nella musica, nel processo creativo condiviso. 

Abbiamo cercato di scoprirlo più in profondità insieme a lei.

Hai detto che questo brano segna l’inizio di una ricerca dentro di te. Senti che questa ricerca è ancora in corso? Come sta procedendo?

É assolutamente ancora in corso. Si può dire che durante la scrittura dell’album avessi fretta di trovarmi e che ora mi sia resa conto che forse vorrei godermi l’esplorazione, permettermi il tempo di una vera comprensione del mio sentire. E forse questa è la prima scoperta: sono in grado di apprezzare l’incertezza, soprattutto quando la ricerca costante e frettolosa di una soluzione mi schiaccia al punto da non vedere più nulla.

Quanto ti ha aiutata la musica, negli anni, a fare ordine nei momenti di confusione?

Credo sia la prima volta che mi succede. Ho sempre scritto le canzoni al termine delle mie esperienze, non tanto come modo per fare chiarezza, ma per fermare sulla carta alcuni vissuti e rielaborarli, masticarli di nuovo, dargli un sapore nuovo. Scrivere della confusione con l’intento di scoprire quale fosse la mia verità dentro il groviglio di sensazioni e di pensieri che mi dominava è stata un’esperienza nuova ed estremamente utile.

L’ukulele, la chitarra, la scrittura: come cambiano i tuoi brani a seconda dello strumento da cui nascono?

L’ukulele ha dato un’impronta nostalgica e malinconica alla mia musica che, almeno nel breve termine, non potrò mai scrollarmi via. Le canzoni che scrivo all’ukulele sono canzoni tristi, ma piene di speranza, che possono far piangere ma ricordano quanto è bella la vita. La chitarra, che avevo abbandonato da tempo e ho ripreso per scrivere questo disco, rende tutto un po’ più grave nel mio caso, mi ha permesso di scrivere canzoni più adulte, forse, sicuramente mi ha permesso di esplorare alcune sensazioni che con l’ukulele non potevano venire fuori. Da pochissimo sto sperimentando la possibilità di iniziare a scrivere a partire dalla voce o dalle parole, ma ad oggi non è ancora successo, di solito accordi, melodia e testo arrivano più o meno insieme.

Pubblicare questo pezzo prima dell’album è stato un atto di coraggio o di necessità?

L’ho scritto per necessità e pubblicato con coraggio, direi. Inizialmente non credevo che questo pezzo mi avrebbe soddisfatto, mi sembrava un po’ strano, molto autoreferenziale, anche un po’ cringe, a tratti. Credo che fossero giudizi dovuti alla paura di essere così vulnerabile, così esposta all’opinione degli altri sulla mia vita. Ho deciso di farlo sentire al mio chitarrista e iniziare a suonarlo live con lui, e quando ho visto i primi occhi lucidi nel pubblico ho capito che ne sarebbe valsa la pena.

Cosa ti ha insegnato il confronto con i musicisti che hanno suonato il brano con te?

Innanzitutto, che non so davvero niente di teoria musicale lol. A parte gli scherzi, ho imparato moltissime nozioni teoriche e quanto queste si intreccino con l’emotività delle canzoni, ho imparato ad affidarmi agli altri, ma anche ad essere assertiva. Ho capito che posso avere le idee chiare in uno spazio che abbia il desiderio di ascoltare. Più di tutti ho imparato che affidare il corpo nudo delle canzoni che si scrivono a qualcuno è difficile, ma che il risultato fa venire i brividi (e poi nel processo ho pianto tipo 3 volte).

Guardando indietro alla Susanna che ha iniziato a scrivere nel 2013, cosa le diresti oggi?

Di sentirsi, davvero. Di non aver paura di essere cringe, lo siamo tutti e non lo è nessuno, di far sentire le canzoni alle persone di cui si fida, di scrivere tutto quello che le passa nella mente, salvarlo nei diari, nelle note, nei quaderni e non cancellarlo mai, che un giorno forse un’idea avuta a 13 anni potrebbe diventare il nucleo di una canzone, di un EP, di un disco intero.

Se questo singolo fosse una porta, dove pensi che porti chi l’ascolta?

Sulle strade battute del quartiere in cui si è cresciuti, che non si frequenta da un po’ ma rimane nei dettagli impresso nel cuore, ma con il fiatone di chi ha percorso mille miglia e non si può fermare lì, e deve correre verso qualcosa che ancora non sa, non conosce, ma con la sicurezza di chi sa di partire dalla porta di casa.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑