Tra acqua e cielo: il viaggio di “Il Quinto Giorno” di Alek

C’è qualcosa di profondamente fluido in “Il Quinto Giorno”, un disco che si muove tra acqua e cielo, istinto e coscienza. Alek costruisce un racconto emotivo che non cerca soluzioni facili, ma accetta la complessità del crescere e del cambiare. Il risultato è un album che non guarda al passato con idealizzazione, ma con il coraggio di affrontarlo, per capire cosa portare con sé e cosa lasciare andare.

In che modo “Il quinto giorno” è un territorio “di passaggio”? 

Questo album per me è un momento di transizione, non è un punto di arrivo o di partenza, ma lo vedo come una pausa in cui ti fermi a guardare chi stai diventando e allo stesso tempo lasci andare ciò che eri prima. 

Che tipo di persona eri all’inizio del percorso che ti ha portata alla creazione di questo disco? 

All’inizio del percorso forse ero ancora un po’ influenzabile da quello che gli altri si aspettavano da me. Cercavo conferme e tendevo a muovermi seguendo il ritmo degli altri, più che il mio. Scrivere questo disco mi ha costretta a fermarmi, a capire chi sono davvero e cosa voglio dire con la mia musica. 

In che modo la simbologia della Genesi ti ha aiutata a raccontare qualcosa di così personale? 

Ho scelto di chiamare il disco “Il quinto giorno” perché nella Genesi rappresenta il giorno prima della creazione dell’uomo. Per me simboleggia un momento in cui l’artificio e le maschere non esistono, un giorno in cui ci si può confrontare con se stessi nella forma più vera e usare questa simbologia mi ha permesso di raccontare a pieno quello che stavo vivendo. 

“Vertigine” dà l’idea di uno smarrimento costante. Quanto è autobiografico questo senso di instabilità? 

È una sensazione che provo spesso, ma è emersa in particolare mentre scrivevo il disco, in un periodo in cui stavo cambiando per compiacere il mondo attorno a me. Scrivere “vertigine” mi ha aiutata a fermarmi e capire cosa stavo sbagliando. 

Tra tutti i brani presenti nel disco ce n’è uno in particolare che senti più rappresentativo di questo momento della tua vita? 

In questo momento “respira” è la traccia che sento mi rappresenti di più. Sto vivendo ritmi intensi e il brano mi ricorda di fermarmi e ascoltare davvero me stessa. Lo vedo come un promemoria per rallentare e prendermi il tempo che mi serve. 

Pensando al futuro, cosa vorresti che rimanesse di questo disco? 

Questo disco racconta chi sono in un momento preciso della mia vita, con tutte le contraddizioni e i tentativi di crescita. Spero che chi lo ascolta e ha provato quello che ho provato io si senta capito e meno solo nel suo percorso.

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