Effenberg, contro l’algoritmo invisibile: viaggio dentro “Cane Fratello” – L’Intervista

C’è una musica che non nasce per riempire il silenzio, ma per farlo parlare. Con “Cane Fratello”, Effenberg firma uno dei capitoli più intimi e inquietamente lucidi del suo percorso recente, trasformando l’idea dell’algoritmo interiore in una lente attraverso cui osservare fragilità, memoria e presente.

In questa intervista per Posh Music, l’artista racconta senza filtri il rapporto con il controllo invisibile, le oscillazioni emotive che attraversano la scrittura, la difficoltà di lasciare andare il passato e la speranza, sempre più rara, che la musica possa ancora spostare lo sguardo di chi ascolta. Un dialogo sincero, fatto di contraddizioni, ironia e consapevolezza, che anticipa le molte anime del nuovo album in arrivo.

Un incontro che assomiglia più a una confessione che a una promozione, dove tra nostalgia, amore e straniamento si disegna il ritratto di un autore che sceglie di abitare la complessità, invece di semplificarla.

In “Cane Fratello” racconti un mondo guidato da un algoritmo invisibile. Ti fa più paura l’idea di essere controllati o quella di non accorgercene nemmeno?

Direi la seconda, anche se c’è forse un livello ancora più inquietante: accorgersene e, nonostante questo, essere talmente anestetizzati da farcelo andare bene. È qualcosa che succede anche a me a volte, accettare un sistema malato solo perché è comodo.

Nel brano convivono immagini leggere e pensieri pesanti. È così che vivi anche tu la realtà, sempre in equilibrio tra gioco e vertigine?

Il mio equilibrio oscilla molto e dipende parecchio da quello che mi accade. È un limite su cui sto lavorando. Mi succede una cosa bella e va tutto bene, non entro in una playlist o viene cancellato un concerto e improvvisamente è tutto una merda.

Parli spesso di memoria, nostalgia e straniamento. Scrivere ti serve per trattenere il passato o per lasciarlo andare?

Non lo lascio quasi mai andare del tutto. Però credo che scrivere mi serva soprattutto per elaborare il presente: anche quando racconto cose passate, le sensazioni che mi portano a scrivere abitano sempre nel qui e ora.

La canzone sembra cercare bellezza dove normalmente non guardiamo. Pensi che oggi la musica abbia ancora il compito di spostare lo sguardo delle persone?

Mi piacerebbe dire di sì, ma in realtà ho poca fiducia. Spesso la musica è solo intrattenimento veloce, qualcosa per riempire un vuoto. Per fortuna esiste ancora tanta musica bellissima che sposta davvero lo sguardo e apre nuovi orizzonti, solo che devi andartela a cercare perché è spesso sommersa dai trend del momento.

“Cane Fratello” anticipa il nuovo album. Se dovessi descrivere il disco in una sola sensazione, quale sarebbe?

È difficile ridurlo a una sola sensazione, non ci riesco proprio. C’è intimità ma è anche sociale, c’è nostalgia e malinconia ma c’è anche felicità e amore.

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