IA, debutto dei siciliani Teatro Euphoria, è un album che non si limita all’ascolto: è una performance che si costruisce a ogni brano, trasformando il concetto di canzone in atto teatrale. Il duo intreccia melodia, narrazione e frammenti recitati, creando un filo drammaturgico che accompagna l’ascoltatore attraverso tensioni emotive, introspezione e conflitti contemporanei.

L’album esplora il rapporto tra uomo e tecnologia, tra creatività e artificio, con momenti in cui la voce e gli arrangiamenti elettronici evocano uno stato di inquietudine controllata. Brani come Scacco, unico a non terminare con la desinenza “‑ia”, rappresentano l’apice della tensione narrativa: un punto di rottura che funge da liberazione emotiva all’interno del percorso concettuale del disco.
Musicalmente, IA naviga tra elettronica rarefatta, post-rock e inserti più rock-oriented, senza mai perdere coerenza. Gli arrangiamenti lasciano spazio alla voce e ai frammenti recitati, che diventano elementi centrali della teatralità sonora. L’uso dei silenzi e delle pause è studiato come in una pièce: ogni interruzione è un invito all’attenzione, ogni respiro un mezzo narrativo.
La pubblicazione postuma del chitarrista e compositore Federico Figlioli aggiunge al disco un ulteriore strato di significato. Non è solo un omaggio alla sua memoria, ma un elemento che amplifica il senso di fragilità, umanità e testimonianza: la musica diventa ponte tra vita e arte, tra presenza e assenza.
In IA, l’ascoltatore entra in un mondo dove ogni traccia è scena, ogni frase e ogni accordo hanno un peso emotivo. Non c’è bisogno di spiegazioni, né di conclusioni forzate: l’album funziona come un’esperienza immersiva, un percorso in cui la musica, il teatro e la narrazione convivono in equilibrio delicato.
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