Con “Solo Guai”, disponibile dal 31 ottobre, Soke aggiunge un nuovo tassello alla sua crescita artistica, confermando la direzione introspettiva che lo ha già distinto nelle uscite “Gotica”, “Iene” e “Sono serio”.
Questa volta, però, l’artista classe 2004 spinge ancora più in profondità, trasformando la vulnerabilità in manifesto personale.
Un racconto che nasce dal vero
Non c’è eroismo, non c’è ostentazione. “Solo Guai” è una fotografia emotiva scattata nel mezzo del caos, quando le certezze tremano e la voce interiore parla più forte del rumore esterno.
Soke non cerca di essere invincibile — sceglie di essere umano. E questa sincerità diventa la sua forza più grande.
Produzione morbida, parole pesanti
La produzione di Henz (che cura anche mix e master) accompagna il brano con tatto e minimalismo, lasciando alla scrittura e alla voce lo spazio per respirare.
Un tappeto sonoro delicato, quasi sospeso, che fa emergere ogni crepa, ogni pensiero non detto, ogni frammento di verità.
Un immaginario che parla senza gridare
Il video diretto da Jacopo Frasconi e la fotografia di Alessandro Maria Boccolacci si muovono sulla stessa frequenza: essenzialità, sguardi, dettagli.
Niente sovraccarico visivo: solo la realtà nelle sue sfumature più oneste.
La nuova sensibilità urban
In un’epoca in cui molte voci inseguono il volume, Soke sceglie la profondità.
Non punta a essere rumoroso — punta a essere necessario.
E se il rap e l’urban sono sempre più linguaggi emotivi, “Solo Guai” ne è una prova concreta: il coraggio di raccontare la fragilità come punto di partenza, non come limite.
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