Lando Cabret arriva con No Tengo Ganas, un singolo che mette in musica una sensazione comune ma raramente dichiarata: la fatica di dire «no» e il bisogno di ritagliarsi uno spazio per sé.
Nel nuovo pezzo l’artista gioca sull’ironia — una base sonora vivace e contagiosa che contrasta con parole che parlano di svuotamento e resistenza — e nel videoclip questa tensione prende forma con un’immagine forte: lui immobile mentre tutto intorno si muove.
In questa intervista per Posh Music abbiamo parlato proprio di questo doppio registro: dell’origine personale del brano, della scelta sonora che mescola attitudine rap e influssi latini, e della volontà di raccontare fragilità senza retorica. Lando racconta a parole semplici esperienze di confini messi a fatica, la scelta di rappresentare nel video uno stato d’animo più che una metafora astratta, e il desiderio che la canzone induca l’ascoltatore a fermarsi e riflettere.
Di seguito, le domande e le sue risposte: una conversazione diretta, senza fronzoli, che restituisce il senso del pezzo e di chi l’ha scritto.

No Tengo Ganas ha un tono ironico ma racconta una sensazione molto vera: la fatica di dire “no” e di trovare spazio per sé stessi. Da dove nasce questa ispirazione?
“No Tengo Ganas” nasce da esperienze passate in cui facevo fatica a dire di no, a mettere dei confini e a prendermi davvero cura di me. Col tempo, anche attraverso quelle situazioni, sono cambiato: ho imparato a riconoscere quando è il momento di fermarsi e ascoltarsi. La canzone ha un tono ironico, ma parla di qualcosa di molto reale, che ho vissuto sulla mia pelle. Scriverla è stato un modo per raccontare questo cambiamento, ma anche per dire a chi ascolta: ‘Se oggi non hai voglia, va bene così.'”
Nel video ti vediamo immobile, quasi rassegnato, mentre intorno succede di tutto. È un’immagine potente: è più una fotografia del tuo stato d’animo o una metafora universale?
È proprio il mio stato d’animo. Fin da quando ero ragazzino ho sempre fatto fatica nelle situazioni in cui la gente si ammassa: feste, eventi, luoghi affollati… Mi spengo, mi stanco, mi annoio facilmente. Non è questione di timidezza, è proprio che quel tipo di energia mi svuota invece di caricarmi. Nel video ho voluto rappresentare proprio quella sensazione: essere lì, ma sentirsi completamente scollegato da tutto. È una scena personale, ma credo che anche altre persone ci si possano rivedere.
Musicalmente il pezzo mescola energia latina e attitudine rap, creando un contrasto che sorprende. Come sei arrivato a questa scelta sonora?
Volevo proprio creare un contrasto tra una musica felice, che ti fa venire voglia di ballare, e parole che invece raccontano tutt’altro. Mi piaceva l’idea di una base latina, piena di energia, sopra cui però dico che non ho voglia di niente. È un contrasto che riflette anche le persone: spesso sembrano leggere, felici, sempre a loro agio… ma se ti fermi ad ascoltarle davvero, scopri che dietro c’è molto di più. Io amo chi si mostra per com’è, con le sue fragilità. Non ho mai sopportato i supereroi, quelli che devono sempre stare bene, sempre forti. La musica, per me, è un modo per dire alle persone: “tranquillo, non sei solo, respira, va tutto bene…”

C’è un equilibrio interessante tra leggerezza e profondità: fai sorridere, ma allo stesso tempo inviti a riflettere. È una cifra stilistica che cerchi sempre nei tuoi lavori?
Il messaggio che porto nelle mie canzoni, sia quelle che sembrano spensierate sia quelle più cupe o tristi, è spesso lo stesso. La musica è un inganno: può mascherare emozioni profonde dietro melodie leggere, o dare voce ad una buona sensazione con suoni più duri. Questo gioco mi permette di far emergere verità nascoste, perché la realtà è fatta di contrasti e sfumature, e la musica è il modo con cui scelgo di raccontarla.
Questo brano sembra parlare a chiunque si senta travolto dalla routine e dalle pressioni quotidiane. Quale reazione ti piacerebbe suscitare nel pubblico che lo ascolta?
Vorrei che il brano suscitasse una reazione di spiazzamento, quel momento in cui ti fermi e ti chiedi: ‘Cosa sta davvero dicendo?’. Mi piacerebbe che invogliasse ad approfondire il testo, a riflettere su qualcosa che spesso si dà per scontato o si nasconde, cioè che non c’è nulla di male a voler stare spesso da soli o a prendersi una pausa dalle aspettative esterne. È un invito a riconoscere e accettare queste sensazioni, senza giudizio, e a capire che prendersi cura di sé è fondamentale, anche se a volte questo significa semplicemente voler stare in silenzio.
Se domani davvero “non avessi ganas” di niente e potessi sparire per un giorno senza dover dare spiegazioni a nessuno, dove andresti e cosa faresti?
Se potessi sparire, andrei in un cartone animato. Uno bello assurdo e non farei nulla. Osserverei.
Lascia un commento