Intervista a Yozot: il fuoriclasse che alterna barre in latino e dialetto romanesco

Yozot, torna a raccontare Roma con “ROMA MEA REMAKE”
Un viaggio tra passato e presente, tra poesia e urbanità: Yozot, il rapper romano con l’anima da poeta, riporta in vita il suo primo album “Roma Mea” con un remake che celebra la città eterna attraverso sonorità nuove e testi intrisi di storia e attualità.

Questo progetto è molto più di una semplice rivisitazione: è un manifesto culturale che mescola il latino, il romanesco e l’italiano, creando un linguaggio unico nel panorama musicale. Yozot unisce la Roma dei monumenti alla Roma popolare, reinterpretando la tradizione in chiave moderna.

In questa intervista esclusiva, l’artista ci racconta la genesi di questo remake, il suo legame viscerale con la città e le sfide di portare il rap in territori inesplorati.

“ROMA MEA REMAKE” è un progetto molto particolare, con un mix di latino, romanesco e italiano. Cosa ti ha spinto a realizzare il remake del tuo album del 2019 e cosa rappresenta questa nuova versione per te rispetto all’originale?

Roma Mea Remake nasce in primis dalla voglia di fare suonare di nuovo Roma Mea come allora, è stato il mio primo disco e ci sono legato sentimentalmente , in secundis dopo cinque anni proseguire un progetto che è la base della mia poetica di stampo virgiliano, celebrare Roma.

Nei tuoi brani ti ispiri alla Roma Repubblicana ed Imperiale, celebrandone gli antichi splendori. Come nasce questa passione per il mondo classico e in che modo si intreccia con la tua visione del rap contemporaneo?

La passione per il mondo classico nasce fin dall’ infanzia essendo nato in mezzo al Tevere avendo vissuto due Rome , si sposa con il rap, perché unisce la Roma dei monumenti, dei tramonti, con la Roma dei prefabbricati e della povertà.

Nel remake di “ROMA MEA” hai esplorato sonorità che spaziano dall’urban al crossover fino al pop. Come scegli i suoni e le atmosfere che accompagnano i tuoi testi? C’è una traccia che consideri particolarmente rappresentativa di questa sperimentazione?

Si, “Risorgi Roma” in cui sono arrivato al numetal fondendolo con l’hardcore. Le atmosfere dei miei testi partono dalla ricerca e stilizzazione poetica. E poi spaziano e variano a seconda del tema.

Sei cresciuto a Tor Bella Monaca, un quartiere con un’identità forte e complessa. Quanto ha influito il tuo background personale sulla tua musica e sui temi che tratti nei tuoi brani?

Il fatto di essere vissuto a Tor bella monaca mi ha portato a innamorarmi ancora di più del rap e a decidere di fondere i miei testi poetici con questa musica che poteva diventare la nuova rapsodia bel ventunesimo secolo.

Il latino, lingua spesso considerata “morta”, è una delle caratteristiche distintive della tua poetica. Qual è la reazione del pubblico a questa scelta e che messaggio vuoi trasmettere usando questa lingua antica nel tuo rap?

Usare il latino nella mia poetica è un fatto di identità culturale con Roma. È riportare in vita un genere la rapsodia, ma non scopiazzando i classici Prendendo spunto, ma trattando temi attuali, scrivere qualcosa di nuovo in latino antico, essere il nuovo Virgilio ha le sue prerogative, il pubblico è portato ad apprezzare tutto ciò.

Nella tua carriera hai alternato brani ricchi di riferimenti storici e poetici ad altri che affrontano temi di attualità e sociali. Come riesci a bilanciare questi due aspetti della tua scrittura e cosa ti ispira di più nella creazione dei tuoi testi?

Nascendo e restando a tutti gli effetti un poeta, prima di iniziare con la rapsodia, ciò che mi ispira va dalla più piccola cosa, che descrivo e collego a un tema esistenziale, fino a toccare temi profondi a livello storico sociale.

Guardando al tuo percorso artistico, dal primo album “Roma Mea” fino al remake e alle tue sperimentazioni successive, quale pensi sia stata la sfida più grande e come vedi il futuro della tua carriera? Hai già in mente nuovi progetti?

Si ho in mente molti progetti, sicuramente un nuovo disco, che sarà in realtà un “liber ” libro in cui compariranno solo poesie rappate, senza l’intromissione di canzoni. La sfida più grande è stato ogni disco , ogni progetto nuovo in cui ho alzato l’asticella, sul mio futuro la risposta è spaccare sempre di più!

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